squarcio di una malinconia notturna

Vi è mai capitato di svegliarvi la mattina e non aver voglia nemmeno di mettere la punta del naso fuori dalle coperte perché già sapete che vi aspetta un freddo gelido che vi travolgerà completamente ? Un senso di rassegnata impotenza o impotente rassegnazione che inibisce ogni vostra azione, che vi avvolge come una seconda pelle. Uno scomodo e protettivo bozzolo di farfalla.

Io ho vent’anni e mi capita spesso. E allora in questi momenti credo fermamente che qualcosa non vada.

Ho perso la voglia di combattere,la forza di volermi affermare,il diritto o forse il presunto dovere di farmi sentire. Oddio..non che io mi sia mai fatta valere in maniera diretta e sfacciata. Non ho alzato quasi mai la voce. Ora meno di prima. Ho sempre preferito mostrare il mio valore sul campo,dimostrare la mia capacità nei fatti:su quelli c’è poco da ridire..sono pieni del tuo sudore ,del tuo odore,dimostrano che hai finito,hai fatto quello che volevi o dovevi a seconda delle situazioni. Mi sono spesso rimboccata le maniche in passato. Alle superiori stavo sempre malata e quindi perennemente indietro. A volte mi sembrava che fossi a metri di distanza dalla linea bianca che segna l’inizio di una gara e partissi già indietro. Correvo,mi sforzavo fino allo stremo e mi sentivo sempre indietro.
Per fortuna io adoro correre..cioè non so correre,non conosco la tecnica né ho un mio stile. L’ultima volta che ci provai seriamente in un parco,un mio amico mi consigliò fermamente di farla finita. Con la corsa naturalmente. Però non c’è nulla di così liberatorio come una corsa improvvisa per strada con le cuffie che ti urlano nelle orecchie l’ingle
se dei red hot..can’t stop..can’t stop..perché è tardi,perché hai talmente tanta fretta che non guardi chi ti sta vicino e ti guarda incuriosito,perché in fondo che ti importa di chi ti osserva e pensa che tu sia una pazza? Matta da legare nei quartieri chic di Napoli.
Ma in quei momenti,a scuola,ce l’ho sempre fatta. Ho avuto grandi soddisfazioni. Mi sono diplomata con 100 e non si tratta del voto perché ,si intenda,vale ben poco nell’università,nel lavoro,nella vita;era una questione personale con me stessa. Un’autodimostrazione del mio valore. Una coppa alzata al cielo per i mie
i sforzi.
Sono sempre stata testarda e con una gran forza di volontà. Due modi di essere che camminano a braccetto e si sostengono l’uno con l’altro.

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Ma in questi anni qualcosa è cambiato in me.
Ho perso la voce. E con essa i miei sogni.